· 

Lezione di Regia 1: la messa in scena

MINI LEZIONE N.1: LA MESSA IN SCENA

Dal libro “Lezioni di regia” del grande Sergej Ejezenstejn, una raccolta di appunti delle lezioni tenute dal 1932 al 1933 che furono trascritte da un suo allievo. In queste lezioni il regista, attraverso un dialogo maieutico con gli studenti, discute del montaggio, della messa in scena, dell’inquadratura analizzando le scene del Potemkim, la regia di “Pére Goriot” di Balzac o di “Delitto e castigo” e facendo sperimentare gli studenti stessi con la loro creatività. 

 

"A bout de souffle" ("Fino all'ultimo respiro") - Jean-Luc Godard 1960
"A bout de souffle" ("Fino all'ultimo respiro") - Jean-Luc Godard 1960

Il corso di composizione cinematografica inizia con lo studio della messa in scena, ritenuta molto importante dal maestro: occupava un posto centrale nella sua idea di lavoro registico. 

La sua importanza nel cinema infatti è indispensabile. Se nel teatro, una volta stabiliti gli elementi della messa in scena, questi si fissano nell’esecuzione dello spettacolo, e di rappresentazione in rappresentazione rimangono immutati, nel cinema è la mis-en-scene il punto di partenza dell’espressione cinematografica: essa predetermina e fa in modo che prendano forma la scansione filmica (spezzettamento dell’azione in singole inquadrature) e il montaggio delle scene. In poche parole, la messa in scena è definita come “il modo in cui l’azione drammatica viene realizzata dagli attori nel tempo e nello spazio”. 

 

 

"La corazzata Potëmkin" (Бронено́сец «Потёмкин») - Sergej Michajlovič Ėjzenštejn 1925
"La corazzata Potëmkin" (Бронено́сец «Потёмкин») - Sergej Michajlovič Ėjzenštejn 1925

In questa parte del corso quindi Ejezenstejn sottopone gli studenti ad un vero e proprio esercizio creativo: trovare la soluzione cinematografica ad un episodio recitato. Bisogna prima di tutto quindi impostare l’episodio sul palco e così, una volta decisa la messa in scena, tradurlo in una soluzione di montaggio cinematografica. L’episodio in questione riguarda la liberazione dell’isola di Haiti nel 1802. A questo punto il maestro cerca di far fare ai suoi studenti varie considerazioni sui personaggi e sulla storia. Ne scaturiscono idee e riflessioni importanti: torniamo al confronto tra teatro e cinema. Nel teatro la scena si svolge in un unico luogo determinato. E nel cinema? Anche nel cinema troviamo scene che si svolgono in un unico luogo, come “la scena di Odessa”, o quella “sul ponte di poppa” della Corrazzata Potemkin”. Questo vuole significare quindi che non si tratti di cinema puro? Assolutamente no. Sergej spiega che anche nel cinema possono esserci episodi che si svolgono tutti in un unico luogo, ma la caratteristica che lo contraddistingue dal teatro è che poi le sequenze vengono scomposte in frasi di montaggio e inquadrature. 

È importante per la buona riuscita della soluzione scenica che vi sia un conflitto nell’azione drammatica. Il regista all’inizio del suo lavoro deve prestare attenzione alla suddivisione dei personaggi in gruppi. Nel caso che fa analizzare agli studenti, l’episodio della liberazione di Haiti, si hanno due poli di azione: il protagonista Dessalines e un gruppo di ufficiali francesi. Il gruppo, che agisce come secondo polo, è un tutt’uno. Le loro azioni dunque potranno essere slegate e diverse, ma occorre ricordare gli ufficiali come entità unita contro cui il primo polo, Dessalines, si trova in conflitto. Il rapporto tra i due poli è quindi teso, Dessalines non guarda mai in faccia gli ufficiali e tutto questo deve riflettersi nella distribuzione dei luoghi, nei movimenti e nei gesti dei personaggi. 

 

Continuando un dialogo costruttivo con i suoi studenti, Sergej spiega un’altra cosa fondamentale della messa in scena citando l’esempio del suo lavoro in una scena di massa della “Corazzata Potemkin”, “La scalinata di Odessa”, in cui si vede un’improvvisa scarica di fucili e la folla correre come una valanga per sfuggire al pericolo. Tutti fuggono contemporaneamente ma con velocità diverse. Poi la scena si scompone in momenti singoli (la madre col bambino, la madre con la carrozzina, i vecchi, le vecchie...). L’impostazione compositiva della messa in scena e del montaggio consistono nel mantenimento di un flusso unitario nonostante la fuga della folla e lo spezzettamento della scena in singoli momenti che riguardano singole persone. Un’altra osservazione importante da fare in proposito è l’importanza del tempo nel cinema e nell’arte. Nella vita reale la sparatoria sarebbe durata pochissimo: all’istante non sarebbe rimasto più nessuno su quella scalinata. Nel film invece quella scena dura 6 minuti, che è un tempo molto lungo nel cinema. E questo è stato possibile grazie al posizionamento dei singoli episodi nel flusso dei fuggiaschi. In questo modo si rafforza l’impressione nello spettatore di un’azione comune. 

Per concludere, Sergej spiega che il regista deve avere un abbozzo generale della messa in scena. Questo verrà poi sottoposto a modifiche da parte degli attori e delle condizioni della scenografia, ma pur sempre seguendo la linea di quel suo unico disegno originario. 

 

 

Riassunto dal secondo capitolo del libro “Lezioni di Regia” di Sergej M. Ejeznstejn. 

 

-Sara Petrillo

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Claudio (domenica, 12 aprile 2020 18:51)

    Molto interessante

R100 "Scegli il tuo ritmo"

Radio Cento® è una web radio amatoriale. Per qualsiasi informazione o chiarimenti CONTATTACI