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Lezione di Regia 2: La scansione filmica

MINI LEZIONE N.2: LA SCANSIONE FILMICA

La scansione filmica, terzo capitolo del libro “Lezioni di regia” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. 

 In questo capitolo Sergej spiega ai suoi studenti il significato della scansione filmica. 

Tra gli appunti troviamo che questa viene definita come “lo spezzettamento dell’azione generale, in azioni che si svolgono in inquadrature singole”.  

Approfondiamo bene questo concetto. Attraverso la scansione filmica si suddividono le scene della messa in scena in una serie di nodi d’azione. Questi regolano lo spostamento della macchina da presa e Ėjzenštejn li ha definiti “inquadrature nodali” o “nodi di montaggio”.

I nodi possono essere ulteriormente spezzettati in inquadrature singole in cui ci si può concentrare su un particolare soggetto aumentato o diminuendo l’ingrandimento, oppure riprendendolo da una certa angolatura. In questo modo quindi, la scansione filmica mette in evidenza particolari movimenti che sono significativi per la storia, rafforzandone la forza emotiva e imponendo allo spettatore una prospettiva da cui vedere gli avvenimenti. In altre parole, la messa in scena si scompone in nodi di montaggio e questi ultimi a loro volta si scompongono in inquadrature e ogni elemento è subordinato al suo superiore. Sergej spiega questo meccanismo con un semplice esempio: “l’inquadratura è un soldato semplice, il nodo di montaggio un comandante di plotone, la messa in scena un comandante di compagnia e così di seguito” 

Anche in questa lezione Ėjzenštejn fa sperimentare i suoi studenti continuando l’episodio di Dessalines, di cui nel capitolo precedente avevano definito la messa in scena. Ecco alcuni esempi della loro scansione filmica:  

 

Questo è un disegno che Sergej fa alla lavagna (nella parte superiore la messa in scena del momento in cui Dessalines è accerchiato dagli ufficiali e dal prete e nella parte inferiore il “taglio” scelto dagli studenti per l’inquadratura). Questa scena è la prima inquadratura nodale, (o primo nodo) e come si può vedere dal disegno si svolge lungo una diagonale. Successivamente si può ulteriormente suddividere il punto nodale in ulteriori inquadrature singole (parte tratteggiata a e b nel disegno).  

 

In questo disegno, abbiamo la rappresentazione del secondo nodo d’azione. Qui, a differenza del primo, è Dessalines in primo piano e gli ufficiali in secondo. 

 

 

In questo invece è rappresentata un’ulteriore divisione del secondo nodo: un’inquadratura. Vediamo un ingrandimento di Dessalines dove si vede in particolare l’arma da lui usata e la spallina della giacca. Questa inquadratura mette in evidenza sia l'accerchiamento, sia l'azione di risposta di Dessalines.

 

 Qui è rappresentato il terzo nodo dell'azione. Mediante le due inquadrature nodali precedenti, Dessalines è stato ingrandito due volte. Qui, come si può vedere dal ritaglio (linea tratteggiata) è stato ingrandito ancora una terza volte grazie al movimento in avanti dell'attore. La ripresa della telecamera ora non è più di spalle perché si vuole far vedere in modo più esplicito possibile l'azione di Dessalines nel brandire l'arma contro gli ufficiali.

Molto importante da ricordare è che in un nodo di montaggio di possono fare quante inquadrature si vuole, ma tutte devono avere una caratteristica comune ed essere subordinate ad un’unica unità espressiva e compositiva. Per rendere più chiaro questo concetto, Sergej spiega agli studenti che lo stesso principio vale in architettura: se la facciata di un edificio ha tre componenti, questi devono essere realizzati in modo da mantenere il senso di unità ed equilibrio della facciata. Quindi, nel nodo deve esserci unità e il modo più semplice per conservarla è riprendere tutte le inquadrature del nodo dallo stesso angolo, evitare cioè che la macchina da presa si sposti da una parte ad un’altra durante le riprese delle inquadrature dello stesso nodo.  

 

 Riassunto dal terzo capitolo del libro “Lezioni di Regia” di Sergej M. Ėjzenštejn.  

 -Sara Petrillo 

 

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