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Lezione di Regia 4: La composizione

MINI LEZIONE N.4: LA COMPOSIZIONE

Problemi di composizione, quinto capitolo del libro “Lezioni di regia” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. 

 Immergiamoci nell’ultimo capitolo del libro. Si tratta dell’ultima lezione tenuta dal maestro agli studenti del quinto anno della facoltà di regia. Lo scopo sarà quello di risolvere i problemi della composizione, e cioè di affrontare il materiale tratto da un brano di un romanzo per vedere come stabilire delle connessioni tra le sue parti e tra gli elementi che lo compongono: dare cioè all’opera una “certa saldezza e integrità costruttiva”. Uno degli strumenti più semplici per la realizzazione di questo scopo è la ripetizione, che ci aiuta a creare una certa unità nell’opera. Per spiegare meglio il concetto, Ėjzenštejn afferma che essa assume un ruolo importante nella musica e nella poesia. In un’opera musicale o in un poema infatti il tema è scandito da ritmi e ripetizioni. E così accade nell’opera cinematografica.  

La struttura di una composizione può essere di 2 tipi: arbitraria, cioè dettata dalla necessità dell’autore di esprimere il proprio tema, o basata su un conflitto. In questo ultimo caso la struttura compositiva si regge sull’antagonismo tra 2 elementi. La cosa fondamentale però, che sta alla base di una struttura compositiva, è la necessità di esprimere con essa un “indirizzo ideologico e politico nei confronti dell’oggetto dell’elaborazione compositiva”. Come rispettare questa regola fondamentale? Sergej spiega che è necessario scomporre l’opera in diverse tesi e sulla base di queste cominciare a elaborarla. 

Come nelle precedenti lezioni, il maestro si serve di un brano su cui far esercitare i suoi studenti. Si tratta di un estratto del romanzo “Stalingrado" di V. Nekrasov, con cui Sergej non solo mostra ai suoi studenti come si costruisce una composizione, ma soprattutto come si elabora una sceneggiatura tecnica che dia armonia alla composizione cinematografica. La sceneggiatura tecnica infatti è molto importante perché ordina l’ossatura della composizione, dalla quale poi prendono forma le azioni e la distribuzione degli elementi di una scena.

 Il brano interessato descrive l’attacco a Stalingrado durante la Seconda guerra mondiale. L’ambientazione è tipica dell’ambiente di guerra e i protagonisti immersi in uno scenario di devastazione si scambiano alla fine dell’attacco delle frasi che saranno importanti per Sergej: “Volete mangiare?” chiede Valega.“Mangerò” risponde l’altro. Ėjzenštejn commentando l’episodio del brano afferma di non trovare nella descrizione una “tensione drammatica”, non ci sono elementi dinamici, ritmici e questo va ad indebolire il brano che in realtà avrebbe molto più vigore. Il compito del maestro e dei sui studenti sarebbe quindi quello di studiare una composizione cinematografica efficace in grado di coinvolgere e colpire lo spettatore. Ma come dare al materiale del brano una forma efficace? Si deve partire dal punto della storia che è più significativo in termini di contenuto e di messaggio. Sergej consiglia ai suoi studenti di partire dal dialogo tra i due protagonisti sopra citato, in quanto non solo esprime un senso di annullamento degli sforzi del nemico (nonostante la distruzione dell’attacco viene spontaneo ad uno di loro chiedere “Volete mangiare?”), ma soprattutto mette in evidenza l’inerzia della forza umana capace di poter sconfiggere la morte e di far trionfare la vita e di difendere la città con tutte le forze possibili (la risposta alla domanda infatti è “Mangerò”). Il difetto dell’autore del libro è il non aver saputo mettere in risalto questo dialogo, presentando invece le battute in modo confuso.

 Uno studente propone alla classe di far pronunciare quelle frasi “con voce piana e sommessa” e non in tono di declamazione. Sergej concorda con lo studente affermando con decisione che per mettere in risalto il dialogo non serve “gonfiarlo” con artifici, bensì “ponderando i mezzi” per far sì che giunga allo spettatore la giusta carica emotiva: il contrasto voce sommessa-attacco alla città renderà la scena ancora più intensa e significativa. Per non far perdere la carica emotiva si deve inoltre svuotare la scena di tutti quegli elementi non essenziali, aggiunti che possono soffocare il dialogo.  

Dopo aver scelto la parte importante del brano da cui partire e aver tolto tutti quegli elementi accessori che non servivano alla rappresentazione del tema, si passa alla scelta di una “linea di ripetizione” che fungerà da filo conduttore per tutto il brano. Nel libro queste linee non ci sono: nella scena gli elementi non si richiamano a vicenda e non fanno si che la scena sia un tutt’uno, “gli intervalli sono troppo lunghi e il materiale immesso e tra questi è troppo spezzato”. Compito degli studenti e del maestro sarà quindi in questa fase il compito fondamentale: dare unità alla composizione inserendo una linea di ripetizione.  

La lezione si conclude con un consiglio del maestro che ritengo riassuma in poche parole il significato di questo ultimo lavoro con gli studenti: “E così, prendendo questa composizione con tutti i suoi difetti e i suoi meriti, dovete fare tutto quanto dipende da voi perché diventi efficace e toccante”.  

 

Riassunto dal quinto capitolo del libro “Lezioni di Regia” di Sergej M. Ėjzenštejn.   

-Sara Petrillo  

 

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