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Into the Wild: il viaggio continua

into the wild: analisi di un viaggio

Il cinema è un ottimo modo per viaggiare e conoscere nuove realtà: possiamo sederci sul divano o su una poltrona di una sala cinematografica e immergerci completamente nel mondo e nella storia che vediamo nello schermo. Per questo nella puntata di Cine Nerd di oggi (correte a sentirla se non l’avete fatto), Emanuele ed io abbiamo analizzato il modo in cui vengono rappresentate le città nei film, come sono raccontate attraverso l’occhio del regista/sceneggiatore e come lo spettatore le vive durante la visione della pellicola. Uno degli scopi del cinema è proprio quello di far sognare, immaginare, dare alle persone due o tre ore di evasione dalla realtà. Stasera, con questo articolo, abbiamo deciso di regalarvi un ulteriore viaggio oltre a quelli fatti in puntata. Un viaggio nelle terre selvagge e desolate degli Stati Uniti. Esatto, stavolta nessuna città, nessuna civiltà, solo sconfinata natura. In questo articolo vi vogliamo far immergere nel film Into the Wild. 

Into the Wild è un film del 2007, diretto da Sean Penn ed è tratto da una storia vera. In realtà credo che questo sia tratto dalla storia di ognuno di noi, ma poi vi spiegherò il perché. Intanto concentriamoci sulla trama:

 

il protagonista, Christopher McCandless è un ragazzo benestante proveniente da una famiglia dell’alta borghesia americana. Si è appena laureato e prende la decisione di partire. Vuole abbandonare la società, estraniarsene del tutto. Desidera chiudere ogni rapporto con la realtà di cui fa parte, una realtà fredda e consumistica e capitalistica a cui non sente di appartenere. Con grande stupore e dissenso da parte dei suoi genitori prende lo stretto necessario e parte alla ricerca di un posto in cui sentirsi sé stesso. Inizia così il suo viaggio che lo condurrà fino alla fredda Alaska. 

Quando vidi questo film, nel corso di letteratura inglese al liceo stavo studiando il romanticismo. Rimasi subito affascinata da questa corrente artistica e non potei fare a meno di notare delle nette somiglianze tra i poemi romantici inglesi e Into the Wild. Christopher McCandless è l’eroe romantico che fugge dalla società ormai accecata dal materialismo e dal pensiero razionale, per ritrovare quei valori importanti quali la bellezza della natura incontaminata, delle emozioni, dei sentimenti, della fantasia. Questo film è un elogio alla libertà, alla vita e alla speranza. è una boccata di aria fresca quando stai annaspando tra lo smog della tua città, è una stella luminosa dietro ai troppi cartelli pubblicitari che voglio per forza farti consumare e comprare e prendere parte al famoso circolo vizioso del capitalismo. È una mano che è pronta ad afferrarti quando stai precipitando nel vortice delle categorizzazioni sociali che ti impongono di scegliere chi sei, di decidere il percorso da seguire a quattordici anni quando del mondo hai conosciuto solo quello che c’è davanti al tuo naso. È un amico che ti dice che non devi per forza diventare una persona di successo per sentirti felice. Questo film è la storia di un uomo che intraprende un viaggio per conoscere sé stesso, perché si è perso, non sa più chi è e cosa vuole. Sa solo cosa non vuole. E quindi in fondo la storia di Christopher è la storia di tutti noi. Prima o poi ci ritroviamo tutti, in un modo o in un altro, persi e incapaci di capire chi siamo e perché siamo arrivati nel punto dove ci troviamo. E come Christopher, ognuno di noi intraprende il proprio viaggio per la realizzazione di sé. È un viaggio che può durare due giorni, due anni o tutta la vita. Perdersi è ritrovarsi. Me lo ha insegnato la mia insegnante di italiano al liceo che non smetterò mai di ringraziare. 

 

Non posso terminare questo articolo senza citare la bellissima fotografia del film che ci fa immergere in quei luoghi magici e nei panorami mozzafiato, e le splendide musiche di Eddie Vedder: il suo brano Guaranteed ha vinto il Golden Globe per la miglior canzone originale ed è diventata una della icone del film. 

 

- Sara Petrillo

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