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Il miglio verde: analisi e riflessioni

il miglio verde: dalla cella alla sedia

 

 

 

Se avete ascoltato la puntata di Cine Nerd di oggi, sapete che il grande protagonista di questa settimana è Tom Hanks. Amato e odiato, Tom ci ha regalato tante interpretazioni. I film in cui ha recitato sono moltissimi, ma oggi ho deciso di scrivere di uno in particolare, una pellicola commovente e straziante: Il miglio verde 

 

 

Film uscito nella sale cinematografiche nel 1999 e diretto da Frank Darabont, vede l'interpretazione di Tom Hanks come attore protagonista. In questo film, Tom è un poliziotto penitenziario e si ritrova a percorrere tutti i giorni il lungo corridoio verde (il miglio verde) che conduce i condannati dalla loro cella alla sedia elettrica. Il film è molto crudo, scene di violenza fisica si alternano alle scene dei condannati sulla sedia elettrica, il tutto condito con una crudeltà dell'essere umano che rimane impassibile di fronte alla brutalità della condanna a morte. A rendere la storia ancora più cupo è la fotografia, in cui si alternano colori scuri a scene con poca luce. È il colore della morte, buio e spento, illuminato a tratti da un personaggio che sarà poi fondamentale per la storia. Un personaggio che simboleggia la vita, la guarigione, la speranza. Sto parlando John Coffrey, un detenuto condannato per un crimine che non ha commesso. Non vi dico nient’altro su di lui, lo scoprirete durante la visione, se vorrete. 

In questo film l’interpretazione di Tom Hanks è stata una delle mie preferite. Per recitare in una pellicola portatrice di un messaggio così forte e importate e delicato, devi essere preparato, avere una mente aperta, una forte empatia. In effetti, Il miglio verde non è facile da guardare, eppure ci mette davanti agli occhi realtà che viviamo, direttamente o indirettamente, tutti i giorni: la pena di morte e la violenza continuano a dilagare in tutto il mondo. Il film non giustifica i carcerati, le loro azioni rimangono crudeli e feroci. Esso ci fa porre una serie di domande e trattando il tema senza peli sulla lingua, ci fa riflettere su quanto l’essere umano possa essere crudele, e su quanto sia sbagliato e privo di senso il meccanismo “occhio per occhio”: molto spesso i personaggi usano l’espressione “volere giustizia” esortano la morte del condannato. Ma cosa è la giustizia? Chi decide cosa è giusto e quale sia la punizione adatta? È giusto il concetto di punizione? E quello di uccisione? A tutte queste domande, il film propone un’unica e semplice risposta: la violenza, l’omicidio, sono sbagliati. E non si può porre fine alla serie di crimini rispondendo con altre uccisioni. La giustizia non dovrebbe essere questo. Il film ci dice chiaramente che tutti gli esseri umani hanno diritto ad essere trattati con dignità, a prescindere da cosa hanno fatto. Che nessuno è in dovere di decidere chi deve morire e chi no. Che la società dovrebbe aiutare invece di uccidere, includere invece di escludere. 

Ma come in tutti i romanzi di Stephen Spielberg – da cui questo film è tratto – anche qui è molto forte l’elemento magico: quella luce di cui parlavo prima, quell’àncora di salvezza che non appartiene al nostro mondo, ma al mondo della fantasia, della magia. Quasi come se l’umanità fosse un qualcosa di ultraterreno che non può appartenere alla nostra realtà. Per tutto il film assistiamo ad una dura lotta tra la bellezza e la vita contro la violenza e la morte. chissà se mai avremo il coraggio di schierarci dalla parte della vita una volta per tutte. 

Film come questi rendono il cinema degno di essere chiamato “la settima arte”. Film che ti fanno riflettere su questioni importanti, sulla posizione che tu puoi prendere a riguardo e su come puoi agire per rendere te stesso e il mondo migliori. 

 

- Sara Petrillo

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